Resto al Sud 2.0: cos’è, requisiti, contributi a fondo perduto e domanda Invitalia 2026

Guida aggiornata a Resto al Sud 2.0: requisiti under 35, Regioni ammesse, voucher, contributi a fondo perduto, domanda Invitalia ed errori da evitare.

Quali sono i punti chiave di Resto al Sud 2.0?

  • Resto al Sud 2.0 è l’incentivo Invitalia per giovani under 35 che vogliono avviare una nuova attività imprenditoriale, libero-professionale o di lavoro autonomo nel Mezzogiorno.
  • La misura riguarda Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
  • La dotazione finanziaria indicata da Invitalia è pari a 356,4 milioni di euro.
  • Possono accedere giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti in condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione, oltre ai disoccupati del Programma GOL e ai working poor.
  • Le agevolazioni prevedono voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, elevabili a 50.000 euro, oppure contributi a fondo perduto del 75% o del 70% in base alla dimensione del programma di investimento.
  • La domanda si presenta online tramite l’area personale Invitalia ed è valutata entro 90 giorni, in ordine cronologico e nei limiti delle risorse disponibili.

Resto al Sud 2.0 è l’incentivo Invitalia pensato per giovani under 35 che vogliono avviare una nuova attività nel Mezzogiorno. La misura sostiene la nascita di iniziative imprenditoriali, libero-professionali e di lavoro autonomo in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

È finanziata dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro FSE+ 2021-2027, a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ed è gestita da Invitalia. Rispetto al precedente Resto al Sud, Resto al Sud 2.0 ha una struttura diversa: si rivolge agli under 35 e prevede agevolazioni a fondo perduto sotto forma di voucher o contributi per programmi di investimento. In questa guida aggiornata al 2026 vediamo cos’è Resto al Sud 2.0, chi può accedere, quali contributi sono previsti, quali attività si possono avviare, come presentare domanda e quali errori evitare prima di costruire il progetto imprenditoriale.

Che cos’è Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 è una misura nazionale gestita da Invitalia per promuovere la nascita di nuove attività nei territori del Mezzogiorno.

L’incentivo nasce per sostenere giovani under 35 che vogliono mettersi in proprio, avviare un’attività autonoma, costituire una nuova impresa o sviluppare un progetto imprenditoriale nei territori ammessi.

La misura può sostenere:

  • attività di lavoro autonomo;
  • attività libero-professionali;
  • imprese individuali;
  • società;
  • cooperative;
  • micro e piccole imprese, secondo le regole previste dall’incentivo.

L’obiettivo non è finanziare genericamente qualsiasi idea, ma sostenere iniziative economicamente sostenibili, coerenti con le spese previste e localizzate nei territori ammessi. Per questo, prima di presentare domanda, non basta verificare l’età del proponente. Bisogna controllare anche la Regione in cui sarà avviata l’attività, la forma giuridica, le spese da sostenere, il piano economico e la documentazione richiesta.

Chi può accedere a Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 si rivolge a giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti. Secondo Invitalia, possono accedere alla misura giovani under 35 che si trovano in una delle seguenti condizioni:

  • inattività;
  • inoccupazione;
  • disoccupazione;
  • partecipazione al Programma GOL;
  • condizione di working poor.

La domanda può essere presentata da persone fisiche che intendono avviare una nuova iniziativa economica o da iniziative già avviate nel mese precedente alla data di presentazione della domanda, purché inattive alla medesima data.

Questo punto è importante: Resto al Sud 2.0 è pensato per sostenere nuove attività, non imprese già operative da tempo. Prima di procedere, quindi, è necessario verificare:

  • età del proponente;
  • condizione lavorativa;
  • eventuale partecipazione al Programma GOL;
  • localizzazione dell’attività;
  • data di avvio dell’iniziativa;
  • coerenza tra progetto e spese;
  • documenti disponibili;
  • requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla misura.

In quali Regioni si può usare Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 sostiene nuove attività nei territori del Mezzogiorno indicati da Invitalia.

Le Regioni ammesse sono:

  • Abruzzo;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Molise;
  • Puglia;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

L’attività deve quindi essere avviata in uno di questi territori. Per una pubblicazione aggiornata al 2026, è importante evitare riferimenti generici ad altri territori o alla vecchia formulazione del precedente Resto al Sud. Resto al Sud 2.0, nella scheda Invitalia attuale, è presentato come misura dedicata alle Regioni del Mezzogiorno elencate sopra. La localizzazione non è un dettaglio secondario. Se l’attività non viene avviata in una Regione ammessa, la domanda non può essere costruita correttamente su questa misura.

Quali attività si possono avviare con Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 può sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, libero-professionali e di lavoro autonomo. La misura è pensata per chi vuole avviare un’attività economica reale, con spese coerenti, sostenibilità finanziaria e un progetto capace di stare sul mercato.

Possono rientrare, a seconda dei requisiti e delle regole operative, attività in diversi settori, tra cui:

  • produzione di beni;
  • servizi;
  • commercio;
  • attività professionali;
  • iniziative autonome;
  • attività imprenditoriali innovative;
  • micro e piccole imprese di nuova costituzione.

Sono invece escluse le attività di produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura, come indicato da Invitalia. Prima di presentare domanda è necessario verificare se il progetto rientra tra le attività ammissibili, se il codice ATECO è coerente e se le spese previste sono compatibili con l’incentivo.

Quali contributi prevede Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 prevede agevolazioni a fondo perduto per sostenere l’avvio di nuove attività. Le agevolazioni possono assumere tre forme principali. La prima è il voucher a fondo perduto, fino a un importo di 40.000 euro. Il voucher può arrivare fino a 50.000 euro in caso di maggiorazione, secondo quanto previsto dalla misura. La seconda è il contributo a fondo perduto del 75% per programmi di investimento con importo massimo di 120.000 euro. La terza è il contributo a fondo perduto del 70% per programmi di investimento compresi tra 120.000 euro e 200.000 euro.

In sintesi:

Tipologia di agevolazioneImporto o percentuale
Voucher a fondo perdutoFino a 40.000 euro
Voucher con maggiorazioneFino a 50.000 euro
Contributo per programmi fino a 120.000 euro75% a fondo perduto
Contributo per programmi tra 120.000 e 200.000 euro70% a fondo perduto

La scelta tra voucher e contributo dipende dalla dimensione del progetto, dalla tipologia di spese e dalla struttura dell’iniziativa. Per questo è importante non guardare solo all’importo massimo ottenibile. Bisogna capire quale percorso è più adatto al progetto che si vuole realizzare.

Quali spese sono ammissibili con Resto al Sud 2.0?

Uno degli aspetti più importanti di Resto al Sud 2.0 riguarda la corretta individuazione delle spese finanziabili. La misura consente di ottenere voucher o contributi solo per spese coerenti con l’avvio dell’attività e con il progetto approvato. In generale, possono rientrare tra le spese ammissibili:

  • macchinari, impianti e attrezzature nuove;
  • strumenti necessari all’avvio o allo sviluppo dell’attività;
  • programmi informatici;
  • software;
  • licenze;
  • servizi digitali;
  • beni e servizi innovativi;
  • beni e servizi legati alla sostenibilità ambientale;
  • beni e servizi collegati al risparmio energetico;
  • altre spese previste dalla misura e coerenti con il progetto.

La corretta classificazione delle spese è decisiva.

Un progetto può essere interessante, ma perdere efficacia se include costi non ammissibili, preventivi poco coerenti o spese non documentate.

Prima di presentare domanda, è quindi necessario costruire un piano di spesa chiaro, verificare la compatibilità di ogni voce e preparare documentazione coerente con il programma proposto.

Quali spese sono escluse da Resto al Sud 2.0?

Non tutte le spese possono essere coperte dal contributo. In base alla struttura dell’incentivo e alle indicazioni operative, è necessario prestare attenzione a costi che possono non essere ammessi o che devono essere verificati con particolare cura.

Tra gli errori più frequenti ci sono:

  • inserire spese non collegate direttamente all’avvio dell’attività;
  • includere beni non coerenti con il progetto;
  • utilizzare preventivi generici;
  • inserire costi non documentabili;
  • prevedere spese non compatibili con la misura;
  • acquistare beni o servizi prima di aver verificato le regole operative;
  • costruire un piano economico poco realistico.

Il punto non è solo compilare una domanda online. Il punto è presentare un progetto che abbia spese coerenti, documenti corretti e una logica economica sostenibile. Se una spesa non è ammissibile, può compromettere l’intero piano o ridurre l’importo agevolabile.

Come si presenta la domanda per Resto al Sud 2.0?

La domanda per Resto al Sud 2.0 si presenta online tramite l’area personale Invitalia. L’accesso avviene con strumenti di identità digitale, come SPID, CIE o CNS. La domanda deve essere compilata e inviata dal titolare o dal legale rappresentante dell’iniziativa economica. Durante la fase di registrazione è possibile indicare eventuali delegati per la sola compilazione della domanda.

La procedura richiede attenzione perché la domanda non è solo un modulo anagrafico. Servono informazioni sul proponente, sull’attività, sulle spese, sul progetto e sulla sostenibilità economica dell’iniziativa. In generale, prima di iniziare la compilazione è utile preparare:

  • identità digitale;
  • PEC;
  • dati anagrafici e fiscali;
  • descrizione dell’attività;
  • sede dell’iniziativa;
  • forma giuridica prevista;
  • piano di spesa;
  • preventivi;
  • documentazione sull’eventuale attività già avviata;
  • informazioni economiche e finanziarie;
  • eventuali documenti richiesti dalla piattaforma.

Le domande sono valutate entro 90 giorni, in ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili.

Come funziona il tutoraggio previsto da Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 non prevede solo un contributo economico. La misura include anche servizi di tutoraggio, pensati per supportare l’avvio dell’attività e la gestione delle prime fasi operative. Il tutoraggio può riguardare aspetti tecnici, amministrativi e gestionali, con l’obiettivo di accompagnare il beneficiario nella fase più delicata: quella in cui l’idea diventa attività economica reale.

Questo elemento è importante perché molte nuove attività non falliscono per mancanza di idea, ma per carenze nella pianificazione, nella gestione dei costi, nella definizione del modello economico o nella capacità di affrontare imprevisti iniziali. Il tutoraggio può quindi aiutare il proponente a:

  • organizzare meglio il percorso di avvio;
  • gestire criticità operative;
  • impostare correttamente la rendicontazione;
  • comprendere gli obblighi connessi all’agevolazione;
  • rafforzare la sostenibilità gestionale del progetto.

Quali errori evitare prima di presentare domanda?

Resto al Sud 2.0 può essere una misura molto interessante, ma non va affrontata come una semplice richiesta di contributo.

Gli errori più frequenti sono:

  • confondere Resto al Sud 2.0 con il precedente Resto al Sud;
  • non verificare il requisito anagrafico under 35;
  • non controllare se l’attività sarà localizzata in una Regione ammessa;
  • sottovalutare la differenza tra voucher e contributo a fondo perduto;
  • costruire un progetto senza piano economico;
  • inserire spese generiche o non coerenti;
  • non raccogliere preventivi adeguati;
  • non verificare le attività escluse;
  • avviare l’iniziativa senza controllare le regole operative;
  • ignorare tempi, documentazione e obblighi;
  • scegliere la misura solo perché prevede fondo perduto, senza valutare la sostenibilità dell’attività.

Il punto non è solo ottenere il contributo, ma costruire un’attività sostenibile, con spese coerenti, documenti corretti e un piano economico realistico.

Perché non bisogna partire dal contributo ma dal progetto?

Uno degli errori più comuni è cercare subito il contributo più alto. In realtà, per usare correttamente Resto al Sud 2.0, bisogna partire dal progetto imprenditoriale. Prima di chiedersi “quanto posso ottenere?”, è necessario rispondere ad altre domande:

  • che attività voglio avviare?
  • dove sarà localizzata?
  • quali spese devo sostenere?
  • ho i requisiti soggettivi?
  • il progetto è economicamente sostenibile?
  • le spese sono coerenti con la misura?
  • ho documenti e preventivi adeguati?
  • il modello di business è realistico?

Solo dopo questa verifica ha senso capire se utilizzare il voucher, il contributo per programmi fino a 120.000 euro o il contributo per programmi tra 120.000 e 200.000 euro. Un incentivo pubblico non sostituisce il progetto. Lo sostiene, se il progetto è costruito bene.

Quali sono le domande frequenti su Resto al Sud 2.0?

Che cos’è Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 è l’incentivo Invitalia per giovani under 35 che vogliono avviare una nuova attività imprenditoriale, libero-professionale o di lavoro autonomo nel Mezzogiorno.

Qual è la dotazione finanziaria di Resto al Sud 2.0?

La dotazione finanziaria indicata da Invitalia per Resto al Sud 2.0 è pari a 356,4 milioni di euro.

In quali Regioni si può usare Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 riguarda Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Quanto si può ottenere con Resto al Sud 2.0?

La misura prevede voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, elevabili a 50.000 euro, oppure contributi a fondo perduto del 75% per programmi fino a 120.000 euro e del 70% per programmi tra 120.000 e 200.000 euro.

Resto al Sud 2.0 finanzia attività agricole?

No. Invitalia indica che sono escluse le attività di produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura.

Resto al Sud 2.0 è solo per imprese già costituite?

No. La misura può sostenere nuove iniziative. Sono ammissibili anche iniziative avviate nel mese precedente alla presentazione della domanda, purché inattive alla data della domanda, secondo quanto indicato da Invitalia.

Come capire se Resto al Sud 2.0 è adatto al tuo progetto?

Resto al Sud 2.0 può essere una grande opportunità per chi vuole avviare una nuova attività nel Mezzogiorno, ma non è adatto a qualsiasi progetto. Prima di presentare domanda bisogna verificare:

  • età e requisiti soggettivi del proponente;
  • Regione in cui verrà avviata l’attività;
  • forma giuridica più adatta;
  • attività ammissibile;
  • spese da sostenere;
  • importo del progetto;
  • documentazione richiesta;
  • sostenibilità economica dell’iniziativa;
  • tempi di avvio e gestione;
  • obblighi successivi all’ammissione.

Finera supporta aspiranti imprenditori, startup e PMI nella verifica del potenziale agevolativo, nell’analisi dei requisiti e nella scelta degli incentivi più coerenti con il progetto. Se vuoi aprire una nuova attività nel Mezzogiorno e capire se puoi accedere a Resto al Sud 2.0, richiedi una prima consulenza gratuita e senza vincoli con gli esperti Finera.

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Fonti e riferimenti

  1. Invitalia · fonte consultata il 8 Ottobre 2026
  2. Invitalia · fonte consultata il 8 Ottobre 2026
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