Punti chiave della guida sulla Centrale Rischi
- Ogni impresa deve controllare la propria Centrale Rischi prima di richiedere credito per capire la propria affidabilità finanziaria.
- Dal 2026, l’accesso alla Centrale Rischi Banca d’Italia avviene solo online tramite il Portale dei servizi, semplificando il controllo della posizione creditizia.
- Essere segnalati in Centrale Rischi non significa essere cattivi pagatori, ma indica solo l’esistenza di debiti superiori a una certa soglia.
- I dati in Centrale Rischi includono finanziamenti, garanzie e indebitamento, e devono essere letti insieme ad altri documenti per una valutazione completa.
Prima di chiedere un finanziamento, aumentare un fido, rinegoziare le linee bancarie o presentare una nuova richiesta di liquidità, ogni impresa dovrebbe sapere cosa risulta nella propria Centrale Rischi.
La Centrale Rischi della Banca d’Italia è uno degli strumenti che banche e intermediari utilizzano per valutare l’affidabilità finanziaria di un’azienda. Non è una “lista di cattivi pagatori”, ma una banca dati che raccoglie informazioni su finanziamenti, garanzie, affidamenti, utilizzi e regolarità dei pagamenti. Per una PMI, leggere correttamente la Centrale Rischi significa arrivare più preparata davanti alla banca, individuare eventuali anomalie, verificare il livello di esposizione e capire se la propria posizione creditizia può facilitare o ostacolare l’accesso a nuova liquidità.
In questa guida aggiornata al 2026 vediamo cos’è la Centrale Rischi Banca d’Italia, come funziona, quali dati contiene, come accedere al prospetto e quali voci controllare prima di chiedere credito. Continua a leggere per tutti i dettagli.

Centrale Rischi Banca d’Italia: tutto quello che deve sapere un’azienda
- Centrale Rischi Banca d’Italia 2026: cosa cambia per imprese e PMI
- Cos’è la Centrale Rischi della Banca d’Italia
- A cosa serve la Centrale Rischi quando un’impresa chiede credito
- Centrale Rischi non significa cattivo pagatore
- Quali dati vengono segnalati in Centrale Rischi
- Soglie di segnalazione: 30.000 euro e 250 euro per le sofferenze
- Cosa significa “sofferenza” in Centrale Rischi
- Centrale Rischi e CRIF: qual è la differenza
- Chi può accedere ai dati della Centrale Rischi
- Come accedere alla Centrale Rischi nel 2026
- Abbonamento mensile via PEC per le società
- Come leggere la Centrale Rischi Banca d’Italia
- Quanto restano visibili i dati in Centrale Rischi
- Cosa fare se ci sono dati errati o anomalie
- Perché monitorare la Centrale Rischi prima di chiedere un finanziamento
- Centrale Rischi e accesso al credito: cosa guarda davvero la banca
- Il rischio di chiedere credito senza aver controllato la Centrale Rischi
- Come migliorare la propria posizione prima di chiedere credito
- Centrale Rischi: uno strumento da leggere con metodo
- Il supporto alle imprese nell’accesso al credito
- FAQ sulla Centrale Rischi Banca d’Italia
Centrale Rischi Banca d’Italia 2026: cosa cambia per imprese e PMI
Dal 13 aprile 2026 il Portale dei servizi online della Banca d’Italia è diventato l’unico canale telematico previsto per l’accesso ai dati della Centrale Rischi. Questo significa che, per le richieste online, non si utilizzano più email o PEC: la domanda deve passare dal portale ufficiale. Resta comunque possibile presentare la richiesta in forma cartacea, tramite posta ordinaria, fax o presso una Filiale della Banca d’Italia.
La richiesta resta gratuita. Il portale consente l’accesso con SPID, CNS o CIE, ma può essere utilizzato anche da chi non dispone di identità digitale, allegando una copia del documento di identità o di riconoscimento in corso di validità.
Questa novità è particolarmente importante per le imprese, perché rende più semplice controllare periodicamente la propria posizione. Prima di avviare una pratica bancaria, infatti, non basta conoscere il bilancio o il fatturato: è necessario capire anche che cosa vedrà la banca quando consulterà la Centrale Rischi.
Cos’è la Centrale Rischi della Banca d’Italia
La Centrale Rischi, spesso abbreviata in CR, è una banca dati gestita dalla Banca d’Italia che raccoglie informazioni sui debiti di famiglie e imprese nei confronti del sistema bancario e finanziario. La banca dati viene alimentata dagli intermediari partecipanti, come banche, società finanziarie e altri soggetti autorizzati, che comunicano periodicamente informazioni su crediti, garanzie concesse, garanzie ricevute e finanziamenti acquistati da altri intermediari.
In altre parole, la Centrale Rischi restituisce una fotografia dei rapporti creditizi tra l’impresa e il sistema finanziario. Per un istituto di credito, questi dati sono utili per valutare il merito creditizio del cliente, cioè la sua capacità di rimborsare il finanziamento richiesto. Per l’impresa, invece, la Centrale Rischi è uno strumento di controllo: consente di capire come viene letta dall’esterno la propria esposizione bancaria.
A cosa serve la Centrale Rischi quando un’impresa chiede credito
Quando un’impresa presenta una domanda di finanziamento, la banca non valuta solo il progetto, il bilancio o le garanzie disponibili. Analizza anche la storia creditizia dell’azienda.
La Centrale Rischi contribuisce proprio a questa valutazione. La Banca d’Italia indica tra gli obiettivi della CR il miglioramento del processo di valutazione del merito di credito, perché i dati contenuti nella banca dati descrivono i comportamenti del cliente nei rapporti di finanziamento.
Per una PMI, questo significa che la Centrale Rischi può incidere su diversi aspetti:
- possibilità di ottenere un nuovo finanziamento;
- importo concedibile;
- condizioni economiche applicate;
- garanzie richieste;
- tempi di valutazione della pratica;
- disponibilità della banca a rinnovare o ampliare gli affidamenti.
Una Centrale Rischi ordinata, coerente e priva di anomalie può rafforzare la posizione dell’impresa. Al contrario, sconfinamenti frequenti, utilizzi sempre al limite o segnalazioni problematiche possono rendere più difficile l’accesso al credito.
Centrale Rischi non significa cattivo pagatore
Uno degli errori più comuni è pensare che essere presenti in Centrale Rischi significhi automaticamente essere considerati cattivi pagatori. Non è così.
Essere segnalati in Centrale Rischi significa semplicemente avere nei confronti di un intermediario un credito o una garanzia pari o superiore alla soglia di segnalazione. La soglia ordinaria è pari a 30.000 euro; scende a 250 euro nel caso in cui il cliente sia classificato a sofferenza. Questo significa che un’impresa può essere presente in Centrale Rischi anche se paga regolarmente, se ha finanziamenti in corso, affidamenti bancari o garanzie superiori alle soglie previste.
La Centrale Rischi non nasce quindi per penalizzare le imprese, ma per rappresentare in modo strutturato la loro esposizione verso il sistema creditizio.
Quali dati vengono segnalati in Centrale Rischi
Gli intermediari segnalano alla Centrale Rischi informazioni relative ai rapporti di credito e garanzia che rientrano nelle soglie previste. Tra i dati più rilevanti per un’impresa ci sono:
- finanziamenti a medio-lungo termine;
- mutui;
- leasing;
- aperture di credito in conto corrente;
- anticipi su fatture o crediti commerciali;
- crediti di firma;
- garanzie rilasciate dalla banca;
- garanzie ricevute;
- eventuali sconfinamenti;
- crediti scaduti;
- posizioni deteriorate o classificate a sofferenza.
La Centrale Rischi, quindi, non fotografa solo eventuali problemi. Raccoglie anche informazioni ordinarie sull’indebitamento e sull’utilizzo delle linee bancarie.
Proprio per questo, un imprenditore dovrebbe leggerla non solo quando teme una segnalazione negativa, ma anche prima di pianificare nuova finanza.
Soglie di segnalazione: 30.000 euro e 250 euro per le sofferenze
La Centrale Rischi non contiene tutte le posizioni bancarie, ma solo quelle che superano determinate soglie.
La soglia ordinaria di rilevazione è pari a 30.000 euro. Questo significa che il cliente viene segnalato se l’importo che deve restituire all’intermediario è pari o superiore a tale soglia. La soglia si abbassa a 250 euro se il cliente è classificato a sofferenza.
Questo è un punto importante: il debito complessivo indicato in Centrale Rischi potrebbe non coincidere perfettamente con l’indebitamento reale dell’impresa, perché alcuni rapporti possono non essere presenti se sotto soglia o se riferiti a intermediari non partecipanti. La stessa Banca d’Italia chiarisce che le informazioni della CR non rappresentano una certificazione completa dei debiti verso il sistema creditizio.
Per questo motivo, la Centrale Rischi va letta insieme ad altri documenti: bilanci, estratti conto, piani di ammortamento, situazione affidamenti, contratti bancari e documentazione interna dell’azienda.
Cosa significa “sofferenza” in Centrale Rischi
La sofferenza è una delle voci più delicate della Centrale Rischi. Un’impresa viene classificata a sofferenza quando l’intermediario ritiene che si trovi in gravi difficoltà nel restituire il proprio debito. Tuttavia, questa valutazione non può basarsi soltanto su un singolo ritardo o su uno o più mancati pagamenti. Deve derivare da una valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente.
Questo passaggio è fondamentale, perché evita un equivoco molto frequente: non ogni ritardo equivale automaticamente a sofferenza. La sofferenza segnala una situazione più grave e strutturata, in cui la banca ritiene compromessa la capacità del cliente di rimborsare il debito. Per questo motivo, se nel prospetto compare una posizione a sofferenza, è necessario analizzarla subito, verificare se sia corretta e capire quali azioni intraprendere.
Centrale Rischi e CRIF: qual è la differenza
Centrale Rischi Banca d’Italia e CRIF non sono la stessa cosa. La Centrale Rischi è una banca dati pubblica gestita dalla Banca d’Italia. I Sistemi di Informazioni Creditizie, come CRIF, sono invece banche dati private alimentate dagli enti finanziatori che vi partecipano su base volontaria.
La differenza è importante perché le due banche dati possono contenere informazioni diverse. Un dato presente in CRIF potrebbe non comparire nella Centrale Rischi, e viceversa. Inoltre, per conoscere, verificare o correggere i dati presenti nei SIC privati è necessario rivolgersi direttamente al gestore del SIC, perché la Banca d’Italia non è responsabile delle banche dati private.
Per un’impresa che vuole prepararsi correttamente a una richiesta di credito, quindi, può essere utile analizzare sia la Centrale Rischi Banca d’Italia sia eventuali informazioni presenti nei Sistemi di Informazione Creditizia privati.
Chi può accedere ai dati della Centrale Rischi
L’accesso ai dati della Centrale Rischi è consentito ai soggetti direttamente interessati. Per le persone fisiche, possono accedere i soggetti a nome dei quali sono registrati i dati o altri soggetti autorizzati dalla legge, come tutori, amministratori di sostegno, eredi o delegati.
Per le persone giuridiche, come società, enti e associazioni, l’accesso avviene tramite il rappresentante legale o altri soggetti autorizzati dalla legge. Tra questi rientrano, ad esempio, liquidatori, soci a responsabilità illimitata, soci di S.R.L. e membri del collegio sindacale, nei casi previsti.
I dati della Centrale Rischi sono riservati e coperti dal segreto d’ufficio. Non possono essere divulgati né comunicati a soggetti diversi dal diretto interessato o da un altro soggetto legittimato.
Come accedere alla Centrale Rischi nel 2026
Nel 2026 l’accesso ai dati della Centrale Rischi può avvenire in due modi principali. La prima modalità è online, attraverso la piattaforma “Servizi online” della Banca d’Italia. All’interno del portale è possibile selezionare il servizio dedicato alla richiesta dei dati della Centrale Rischi.
Chi dispone di SPID, CNS o CIE può identificarsi e accedere a uno spazio personale da cui compilare e inoltrare la richiesta, consultare la risposta ed esportare i dati. Chi non dispone di SPID, CNS o CIE può comunque utilizzare il portale, compilando la richiesta e allegando copia di un documento di identità o di riconoscimento in corso di validità.
La seconda modalità è cartacea. In questo caso è possibile rivolgersi a una Filiale della Banca d’Italia, tramite posta ordinaria oppure consegna a mano, utilizzando il modulo previsto e allegando copia leggibile del documento di identità.
La richiesta è gratuita. Di norma, la Banca d’Italia fornisce una risposta entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta. Nel caso di richieste presentate da un delegato per conto di persone giuridiche, la risposta viene fornita entro 90 giorni e i dati vengono recapitati direttamente alla persona giuridica delegante.
Abbonamento mensile via PEC per le società
Una delle funzioni più utili per le imprese è l’abbonamento mensile alla Centrale Rischi. Le società iscritte al Registro delle Imprese possono sottoscrivere sulla piattaforma “Servizi online” un abbonamento gratuito per ricevere ogni mese i dati della Centrale Rischi al proprio indirizzo PEC. L’abbonamento dura un anno, è rinnovabile alla scadenza e può essere revocato in qualsiasi momento.
Il servizio può essere sottoscritto esclusivamente dal legale rappresentante, munito di SPID, CNS o CIE. Per avviare l’abbonamento, il legale rappresentante deve prima richiedere i dati della società riferiti all’ultima data disponibile. Per una PMI, questo servizio è particolarmente utile perché consente di monitorare con continuità la propria posizione bancaria. In questo modo, eventuali anomalie possono essere intercettate prima che diventino un ostacolo in fase di richiesta di credito.
Come leggere la Centrale Rischi Banca d’Italia
Il prospetto della Centrale Rischi può risultare complesso, soprattutto per chi non ha familiarità con il linguaggio bancario. Le informazioni sono organizzate in diverse sezioni e categorie, che permettono di distinguere le varie tipologie di credito e garanzia. Tra le principali sezioni troviamo:
- crediti per cassa;
- crediti di firma;
- garanzie ricevute;
- derivati finanziari;
- sezione informativa.
Per un’impresa, però, non basta sapere in quale sezione si trova un dato. È necessario capire cosa comunica quel dato alla banca. Una posizione formalmente regolare può comunque mostrare segnali di tensione finanziaria se, ad esempio, l’azienda utilizza costantemente il fido al limite, presenta frequenti sconfinamenti o dipende in modo eccessivo da linee a breve termine.
Crediti per cassa
I crediti per cassa rappresentano una delle sezioni più importanti per le imprese. Qui vengono indicati i finanziamenti concessi e utilizzati dall’azienda.
Possono rientrare in questa sezione, ad esempio:
- mutui;
- finanziamenti chirografari;
- leasing;
- aperture di credito in conto corrente;
- anticipi fatture;
- operazioni autoliquidanti;
- linee a revoca;
- finanziamenti a scadenza.
Questa sezione permette di capire quanta esposizione bancaria ha l’impresa, quali forme tecniche utilizza e come sono distribuiti i rapporti tra breve, medio e lungo periodo. Per la banca, questi elementi sono rilevanti perché indicano non solo quanto debito ha l’impresa, ma anche come lo utilizza.
Rischi autoliquidanti
I rischi autoliquidanti sono operazioni collegate a una fonte di rimborso predeterminata. Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli anticipi su fatture o su crediti commerciali. In pratica, l’impresa ottiene liquidità anticipando crediti che vanta verso clienti terzi. L’operazione dovrebbe “autoliquidarsi” con l’incasso del credito.
Questa categoria va monitorata con attenzione perché può evidenziare tensioni nella gestione del capitale circolante. Un utilizzo ordinato degli anticipi può essere fisiologico; un utilizzo crescente e costante, invece, può segnalare una dipendenza strutturale dalla liquidità bancaria.
Rischi a scadenza
I rischi a scadenza comprendono i finanziamenti con un piano di rimborso definito. Possono includere mutui, finanziamenti a medio-lungo termine, leasing e altre operazioni con una scadenza contrattuale. Questa sezione è importante perché consente di valutare il peso dei debiti rateali sull’impresa e la sostenibilità degli impegni futuri. Prima di chiedere nuovo credito, l’azienda dovrebbe verificare se il proprio debito a scadenza è coerente con la capacità di generare cassa.
Rischi a revoca
I rischi a revoca comprendono le aperture di credito in conto corrente e le linee che la banca può revocare secondo quanto previsto dal contratto. Per le imprese, questa è una delle aree più delicate della Centrale Rischi, perché riguarda spesso strumenti di liquidità di breve periodo.
Un utilizzo elevato e costante delle linee a revoca può essere letto come un segnale di tensione, soprattutto se l’impresa opera sempre vicino al limite accordato. La banca, infatti, non guarda solo se il fido esiste, ma anche come viene utilizzato.
Accordato, utilizzato e sconfinamento
Quando si legge una Centrale Rischi, alcune voci meritano particolare attenzione:
- l’accordato indica l’importo della linea concessa dalla banca.
- l’utilizzato indica quanto l’impresa sta effettivamente usando.
- lo sconfinamento si verifica quando l’utilizzo supera l’importo accordato o quando vengono superati i limiti previsti dal rapporto.
Per esempio, se un’impresa ha un fido di 100.000 euro e ne utilizza stabilmente 98.000, formalmente potrebbe non essere in sconfinamento. Tuttavia, la banca potrebbe comunque leggere quella posizione come un segnale di forte dipendenza dalla linea di credito. Se invece l’impresa supera il limite accordato, la situazione diventa ancora più delicata, perché lo sconfinamento può incidere negativamente sulla valutazione del merito creditizio.
Crediti di firma
I crediti di firma riguardano le garanzie rilasciate dalla banca per conto del cliente. Per esempio, una banca può rilasciare una fideiussione a favore di un fornitore, di un ente pubblico o di un altro soggetto. Anche se non si tratta di denaro immediatamente erogato, la banca assume comunque un impegno nei confronti di terzi. Per questo motivo, i crediti di firma rientrano nella valutazione dell’esposizione complessiva dell’impresa.
Garanzie ricevute
La sezione delle garanzie ricevute contiene informazioni sulle garanzie reali o personali acquisite dall’intermediario. Possono rientrare in questa area, ad esempio, ipoteche, pegni, fideiussioni o altre forme di garanzia connesse ai rapporti di credito.
Anche questa sezione è rilevante perché consente alla banca di valutare come sono coperti i finanziamenti esistenti e quante garanzie risultano già impegnate. Un’impresa con molte garanzie già vincolate potrebbe avere meno margine per sostenere nuove operazioni bancarie.
Sezione informativa
La sezione informativa contiene dati aggiuntivi che completano la lettura della posizione creditizia. Può includere, ad esempio, informazioni su operazioni in pool, crediti ceduti, crediti scaduti, crediti passati a perdita o altre informazioni utili a comprendere meglio la situazione dell’impresa. Questa sezione non va trascurata, perché può contenere elementi che incidono sulla lettura complessiva della posizione bancaria.
Quanto restano visibili i dati in Centrale Rischi
Quando un finanziamento viene estinto o l’indebitamento scende sotto la soglia di rilevazione, l’intermediario non deve più segnalare il cliente alla Centrale Rischi. Tuttavia, le informazioni riferite ai periodi precedenti non vengono cancellate immediatamente dagli archivi. Gli intermediari aderenti possono consultarle con precise limitazioni temporali, riferite agli ultimi 36 mesi disponibili.
Per questo motivo, è importante non intervenire solo quando si presenta una domanda di finanziamento. La storia bancaria dell’impresa si costruisce nel tempo e può incidere sulle valutazioni future.
Cosa fare se ci sono dati errati o anomalie
Se l’impresa rileva dati errati nella propria Centrale Rischi, il primo passaggio è verificare la documentazione bancaria: contratti, estratti conto, piani di ammortamento, comunicazioni ricevute e situazioni degli affidamenti. Una volta identificata l’anomalia, è necessario rivolgersi all’intermediario che ha effettuato la segnalazione, perché è l’intermediario a trasmettere i dati alla Banca d’Italia.
La Banca d’Italia gestisce la banca dati, ma le informazioni sono alimentate dagli intermediari partecipanti. Per questo motivo, eventuali correzioni devono partire dal soggetto che ha effettuato la segnalazione. Prima di contestare un dato, è importante distinguere tra errore effettivo e dato corretto ma sfavorevole. Non tutto ciò che penalizza l’impresa è automaticamente sbagliato; per questo la lettura tecnica del prospetto è fondamentale.
Perché monitorare la Centrale Rischi prima di chiedere un finanziamento
Molti imprenditori si occupano della Centrale Rischi solo quando una banca rifiuta una richiesta di finanziamento o quando emerge un problema. In realtà, il momento migliore per analizzarla è prima.
Monitorare la Centrale Rischi consente di:
- verificare se l’esposizione bancaria è coerente con i dati interni dell’azienda;
- individuare eventuali segnalazioni anomale;
- controllare sconfinamenti e utilizzi al limite;
- capire se il debito è distribuito correttamente tra breve e medio-lungo periodo;
- valutare se l’impresa è pronta per chiedere nuova finanza;
- prevenire criticità nella valutazione del merito creditizio.
Per una PMI, questo controllo può fare la differenza tra una richiesta di credito preparata e una pratica presentata senza conoscere in anticipo i possibili punti deboli.

Centrale Rischi e accesso al credito: cosa guarda davvero la banca
Quando una banca valuta un’impresa, non si limita a verificare se ci sono ritardi o sofferenze. Osserva anche il comportamento finanziario dell’azienda.
Tra gli elementi più rilevanti ci sono:
- livello complessivo di indebitamento;
- rapporto tra accordato e utilizzato;
- frequenza degli sconfinamenti;
- presenza di insoluti o crediti scaduti;
- andamento degli affidamenti nel tempo;
- equilibrio tra debito a breve e debito a medio-lungo termine;
- numero di intermediari coinvolti;
- coerenza tra fabbisogno richiesto e situazione finanziaria esistente.
Una Centrale Rischi senza segnalazioni negative può comunque mostrare fragilità. Allo stesso modo, un’impresa può avere margini di miglioramento intervenendo sulla struttura delle linee bancarie, sulla gestione della liquidità e sulla pianificazione finanziaria.
Il rischio di chiedere credito senza aver controllato la Centrale Rischi
Chiedere un finanziamento senza aver prima letto la Centrale Rischi significa presentarsi alla banca con una visione parziale della propria posizione. L’imprenditore può essere convinto che la situazione sia ordinata, mentre nel prospetto possono emergere utilizzi eccessivi, sconfinamenti, linee troppo concentrate sul breve periodo o dati non allineati.
Questo può rallentare la pratica, aumentare le richieste documentali o portare la banca a ridurre l’importo concedibile. Per questo motivo, la Centrale Rischi dovrebbe essere considerata uno strumento di preparazione, non un documento da recuperare solo in emergenza.
Come migliorare la propria posizione prima di chiedere credito
Non sempre è possibile modificare rapidamente la percezione bancaria dell’impresa. Tuttavia, leggere la Centrale Rischi permette di capire dove intervenire.
Tra le azioni possibili ci sono:
- ridurre o prevenire gli sconfinamenti;
- riequilibrare l’utilizzo delle linee a breve;
- trasformare parte del debito a breve in debito a medio-lungo termine, quando sostenibile;
- aggiornare la documentazione finanziaria da presentare alla banca;
- chiarire eventuali anomalie con gli intermediari;
- pianificare la richiesta di credito in base al fabbisogno reale;
- evitare domande bancarie non coerenti con la capacità di rimborso.
Il punto non è “ripulire” la Centrale Rischi in modo artificiale, ma costruire una posizione bancaria leggibile, sostenibile e coerente con il progetto dell’impresa.
Centrale Rischi: uno strumento da leggere con metodo
La Centrale Rischi non va interpretata come un documento isolato. Per essere utile, deve essere letta insieme ad altri elementi:
- bilancio;
- situazione economico-finanziaria aggiornata;
- cash flow;
- esposizione bancaria complessiva;
- affidamenti disponibili;
- piani di rimborso;
- garanzie già impegnate;
- fabbisogno finanziario dell’impresa;
- obiettivo della nuova richiesta di credito.
Solo mettendo insieme questi dati è possibile capire se l’impresa è davvero pronta per accedere a nuova finanza. Un prospetto letto senza metodo può generare confusione. Un prospetto analizzato correttamente, invece, può diventare uno strumento strategico per preparare il dialogo con la banca.
Il supporto alle imprese nell’accesso al credito
Finera affianca le PMI nell’analisi della posizione finanziaria e nella preparazione delle richieste di credito. Questo significa non limitarsi a cercare una banca disponibile, ma costruire una pratica più solida, fondata su dati, fabbisogno reale e sostenibilità dell’operazione.
La lettura della Centrale Rischi può essere uno dei passaggi preliminari più importanti, perché consente di capire in anticipo quali informazioni vedrà la banca e quali criticità potrebbero emergere durante l’istruttoria. Finera supporta le imprese nella valutazione della posizione bancaria, nell’analisi della documentazione finanziaria e nella costruzione di un percorso di accesso al credito più ordinato e consapevole.
Prima di chiedere nuova liquidità, verifica cosa raccontano i dati della tua impresa
La Centrale Rischi non va letta solo quando c’è un problema, ma va monitorata prima di presentare una richiesta di finanziamento, perché può incidere sulla valutazione del merito creditizio, sulle garanzie richieste e sulle condizioni applicate.
FAQ sulla Centrale Rischi Banca d’Italia
No. Essere presenti in Centrale Rischi non significa essere cattivi pagatori. Significa avere un credito o una garanzia pari o superiore alla soglia di segnalazione: 30.000 euro negli altri casi, 250 euro per le sofferenze.
No. La Centrale Rischi è gestita dalla Banca d’Italia, mentre CRIF è un Sistema di Informazioni Creditizie privato. Le due banche dati possono contenere informazioni diverse e vanno eventualmente consultate separatamente.
Dal 13 aprile 2026 l’accesso telematico avviene tramite il Portale dei servizi online della Banca d’Italia. È possibile accedere con SPID, CNS o CIE, oppure presentare richiesta online allegando copia del documento di identità. Resta possibile anche la richiesta cartacea presso le Filiali della Banca d’Italia.
La richiesta di accesso ai dati della Centrale Rischi è gratuita.
Di norma, la Banca d’Italia fornisce risposta entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta. Per le richieste presentate da un delegato per conto di persone giuridiche, il termine indicato è di 90 giorni.
Sì. Le società iscritte al Registro delle Imprese possono attivare un abbonamento gratuito per ricevere mensilmente i dati della Centrale Rischi al proprio indirizzo PEC. L’abbonamento dura un anno ed è rinnovabile.
La sofferenza indica una situazione in cui l’intermediario ritiene che il cliente abbia gravi difficoltà a restituire il debito. Non può basarsi solo su uno o più ritardi di pagamento, ma richiede una valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente.
Quando il finanziamento è estinto o l’indebitamento scende sotto soglia, l’intermediario non deve più segnalare il cliente. Tuttavia, le informazioni storiche non vengono cancellate subito e possono essere consultate dagli intermediari aderenti con riferimento agli ultimi 36 mesi disponibili.
Prima di chiedere credito è utile controllare accordato, utilizzato, eventuali sconfinamenti, presenza di insoluti, esposizione complessiva, distribuzione tra debito a breve e medio-lungo termine, garanzie già impegnate e coerenza tra fabbisogno richiesto e capacità di rimborso.
Sì. Finera supporta le PMI nell’analisi della posizione finanziaria, nella lettura dei dati bancari e nella preparazione della richiesta di credito, così da presentare alla banca una pratica più ordinata, sostenibile e coerente con il reale fabbisogno dell’impresa.
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