Punti chiave degli ESG
- Nel 2026, gli ESG rappresentano un fattore chiave per le PMI, influenzando credito, reputazione e opportunità di investimento.
- Le PMI devono raccogliere dati e misurare impatti per rispondere a richieste di banche e clienti, anche se non sono obbligate alla CSRD.
- L’ESG è uno strumento di gestione che aiuta a migliorare governance e sostenibilità, non solo un tema normativo.
- Il VSME è uno standard utile per le PMI, aiutando nell’integrazione delle richieste di sostenibilità e semplificando la rendicontazione.
- Un’analisi ESG pragmatico può favorire il miglioramento del modello aziendale, aumentando competitività e accesso a incentivi.
La sostenibilità non è più una scelta d’immagine. Nel 2026 i criteri ESG sono diventati un fattore concreto per valutare solidità, competitività, accesso al credito, posizionamento nelle filiere e capacità dell’impresa di pianificare investimenti nel medio-lungo periodo.
Banche, grandi committenti, investitori e istituzioni stanno integrando sempre di più informazioni ambientali, sociali e di governance nei propri processi di valutazione. Questo non significa che ogni PMI sia automaticamente obbligata a redigere un bilancio di sostenibilità secondo gli stessi standard delle grandi imprese. Significa però che anche le piccole e medie imprese devono iniziare a raccogliere dati, misurare impatti, definire obiettivi e trasformare la sostenibilità in un percorso aziendale credibile.
Il punto centrale è proprio questo: gli ESG non sono solo un tema normativo. Sono uno strumento di gestione. Permettono all’impresa di capire dove consuma troppo, dove spreca risorse, quali rischi deve presidiare, come migliorare la governance, quali investimenti programmare e quali incentivi possono finanziare la transizione green, digitale ed energetica.
In questa guida aggiornata al 2026 vediamo cosa sono i criteri ESG, perché riguardano direttamente anche le PMI, come vengono valutati da banche e filiere, quali dati servono e quali strumenti di finanza agevolata possono sostenere i progetti sostenibili. Continua a leggere per tutti i dettagli.

ESG: la guida completa 2026
- ESG 2026 in sintesi
- Significato di ESG
- Perché gli ESG sono importanti per le PMI nel 2026
- Cosa cambia nel 2026: CSRD, ESRS e VSME
- Quali sono i criteri ESG
- ESG e accesso al credito: perché le banche chiedono sempre più dati
- ESG e finanza agevolata: quali investimenti possono essere finanziati
- Come si fa un’analisi ESG in azienda
- Come si calcola il rating ESG
- Gli errori comuni da evitare
- ESG per PMI: da dove partire
- Come rendere gli ESG una vera leva per accedere agli incentivi?
- FAQ ESG: domande frequenti
ESG 2026 in sintesi
| Tema | Cosa significa per le imprese |
|---|---|
| ESG | Environmental, Social, Governance |
| Obiettivo | Misurare e migliorare impatto ambientale, gestione delle persone e qualità della governance |
| Perché conta nel 2026 | Incide su credito, filiere, reputazione, investimenti e accesso agli incentivi |
| PMI obbligate? | Molte PMI non sono direttamente soggette alla CSRD, ma possono ricevere richieste ESG da banche, clienti e grandi aziende |
| Standard utile per PMI | VSME, standard volontario pensato per semplificare la rendicontazione delle PMI |
| Collegamento con il credito | Le banche devono integrare i rischi ESG nei propri modelli di valutazione e gestione del rischio |
| Opportunità | Efficienza energetica, digitalizzazione, riduzione consumi, welfare, governance, economia circolare, investimenti sostenibili |
| Errore da evitare | Cercare “il bando ESG” senza aver prima definito progetto, dati e obiettivi misurabili |
Significato di ESG
ESG è l’acronimo di Environmental, Social and Governance, cioè ambiente, sociale e governance.
Il termine è stato diffuso nel 2004 con il report “Who Cares Wins”, nato su impulso delle Nazioni Unite e del settore finanziario internazionale per integrare aspetti ambientali, sociali e di governo aziendale nelle decisioni di investimento.
Oggi, però, ESG non è più solo una sigla usata dagli investitori. È un modo per valutare come un’impresa gestisce rischi, impatti e opportunità legati alla sostenibilità.
In concreto:
- Environmental riguarda l’impatto ambientale dell’impresa;
- Social riguarda il modo in cui l’impresa gestisce persone, sicurezza, comunità, clienti e fornitori;
- Governance riguarda struttura decisionale, trasparenza, controllo, etica, gestione dei rischi e qualità organizzativa.
Per una PMI, lavorare sugli ESG significa rendere più leggibile e più solido il proprio modello aziendale. Significa dimostrare che l’impresa non improvvisa, ma misura, pianifica e governa i propri impatti.
Perché gli ESG sono importanti per le PMI nel 2026
Nel 2026 molte PMI si trovano in una posizione intermedia: non sempre sono obbligate direttamente a rendicontare secondo la CSRD, ma sono sempre più coinvolte dalle richieste di sostenibilità di banche, grandi clienti, fornitori strutturati e filiere internazionali.
Questo accade per tre motivi:
- Il primo riguarda il credito. Le banche devono valutare in modo più strutturato anche i rischi ambientali, sociali e di governance. Questo può riflettersi nella richiesta di informazioni su consumi energetici, esposizione a rischi climatici, investimenti green, governance aziendale, sicurezza, continuità operativa e piani di transizione.
- Il secondo riguarda le filiere. Le grandi imprese soggette a obblighi di rendicontazione hanno bisogno di dati lungo la catena del valore. Di conseguenza, anche fornitori più piccoli possono ricevere questionari ESG, richieste documentali o criteri minimi per restare qualificati.
- Il terzo riguarda gli incentivi. Molte agevolazioni pubbliche premiano investimenti collegati a sostenibilità, efficienza energetica, digitalizzazione, riduzione dei consumi, economia circolare, formazione, innovazione e rafforzamento della governance.
Per questo, una PMI che costruisce un percorso ESG non lo fa solo per “comunicare meglio”. Lo fa per essere più finanziabile, più competitiva e più pronta a intercettare opportunità di crescita.
Cosa cambia nel 2026: CSRD, ESRS e VSME
Il quadro europeo sulla sostenibilità aziendale è in evoluzione. La CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive, prevede obblighi di rendicontazione per grandi imprese e imprese quotate che rientrano nel perimetro della direttiva. Le imprese soggette alla CSRD devono rendicontare secondo gli ESRS, European Sustainability Reporting Standards.
Nel 2026 il tema centrale non è solo l’estensione degli obblighi, ma anche la semplificazione. La Commissione europea ha adottato standard rivisti con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e rendere più chiari i dati di sostenibilità da comunicare.
Per le PMI, il riferimento più utile è il VSME, lo standard volontario sviluppato da EFRAG per le imprese non quotate e non soggette direttamente alla CSRD. Il VSME nasce proprio per aiutare le PMI a rispondere in modo proporzionato e ordinato alle richieste di sostenibilità provenienti da banche, investitori, clienti e grandi imprese.
Questo passaggio è importante: anche quando non esiste un obbligo diretto, avere dati ESG strutturati può diventare un vantaggio competitivo. Permette all’impresa di rispondere più velocemente alle richieste esterne, ridurre la frammentazione dei questionari e presentarsi in modo più credibile davanti a banche e partner commerciali.
Quali sono i criteri ESG
I criteri ESG si dividono in tre aree: ambiente, sociale e governance. Per una PMI, non devono essere letti come categorie astratte, ma come ambiti di gestione aziendale.
1. Environmental: ambiente
La dimensione ambientale misura il rapporto tra impresa e risorse naturali. Riguarda il modo in cui l’azienda consuma energia, produce emissioni, gestisce acqua, rifiuti, materie prime, imballaggi e processi produttivi.
Esempi di indicatori ambientali:
- consumi energetici;
- quota di energia da fonti rinnovabili;
- emissioni dirette e indirette;
- gestione dei rifiuti;
- utilizzo di acqua;
- efficienza degli impianti;
- riduzione degli sprechi;
- economia circolare;
- impatto ambientale della filiera;
- investimenti in macchinari più efficienti.
Per molte PMI, questa è l’area più immediata da cui partire, perché spesso coincide con investimenti finanziabili: fotovoltaico, efficientamento, nuovi impianti, macchinari, software di monitoraggio, sensoristica, automazione e riduzione dei consumi.
2. Social: persone, sicurezza e filiere
La dimensione sociale riguarda il modo in cui l’impresa gestisce persone, competenze, sicurezza, relazioni di lavoro, clienti, fornitori e comunità.
Esempi di indicatori sociali:
- salute e sicurezza sul lavoro;
- formazione dei dipendenti;
- welfare aziendale;
- parità di trattamento;
- qualità delle relazioni con fornitori e clienti;
- tutela dei dati e privacy;
- coinvolgimento del personale;
- impatto sul territorio;
- gestione responsabile della catena di fornitura.
Per una PMI, la parte social non deve essere vista solo come un tema reputazionale. Può incidere su produttività, continuità aziendale, capacità di attrarre personale, qualità del servizio e affidabilità nelle filiere.
3. Governance: regole, controllo e trasparenza
La governance riguarda il modo in cui l’impresa prende decisioni, controlla i rischi e garantisce trasparenza.
Esempi di indicatori di governance:
- struttura organizzativa chiara;
- ruoli e responsabilità definiti;
- controllo di gestione;
- procedure interne;
- gestione dei rischi;
- codice etico;
- politiche anticorruzione;
- compliance normativa;
- qualità della documentazione;
- continuità aziendale;
- adeguati assetti organizzativi.
Per le PMI, la governance è spesso il punto più sottovalutato. Eppure è decisiva: una banca, un investitore o un grande cliente non valuta solo l’impatto ambientale, ma anche la capacità dell’impresa di gestire dati, rischi, scadenze, investimenti e continuità operativa.
ESG e accesso al credito: perché le banche chiedono sempre più dati
Uno dei motivi principali per cui gli ESG sono diventati rilevanti per le PMI è il rapporto con il sistema bancario.
Le linee guida dell’Autorità Bancaria Europea sulla gestione dei rischi ESG si applicano dall’11 gennaio 2026 per gli enti interessati, con tempi specifici per gli istituti piccoli e non complessi. Questo significa che le banche devono integrare i rischi ambientali, sociali e di governance nei propri sistemi di gestione del rischio.
Per una PMI, questo può tradursi in richieste più frequenti su:
- consumi energetici;
- esposizione a rischi fisici e climatici;
- investimenti di efficientamento;
- emissioni e impatti ambientali;
- gestione rifiuti;
- sicurezza sul lavoro;
- governance e continuità aziendale;
- piani di investimento sostenibile;
- dati ESG richiesti nei questionari bancari.
Non significa che il rating ESG sostituisca il merito creditizio tradizionale. Bilanci, marginalità, flussi di cassa, Centrale Rischi e affidabilità finanziaria restano centrali. Ma gli ESG possono diventare un elemento aggiuntivo nella valutazione del rischio e nella qualità del dialogo con la banca.
In altre parole: una PMI che sa dimostrare investimenti, obiettivi e dati ESG è più preparata a sostenere una richiesta di credito, soprattutto se il finanziamento riguarda progetti green, digitali o energetici.
ESG e finanza agevolata: quali investimenti possono essere finanziati
Gli ESG non sono un bando. Sono un criterio trasversale che può rendere più forte un progetto di investimento.
Nel 2026, molte agevolazioni possono finanziare interventi che rientrano in un percorso ESG, soprattutto se collegati a transizione energetica, digitalizzazione, innovazione, economia circolare, sicurezza, formazione o governance.
Esempi di investimenti ESG finanziabili:
- impianti fotovoltaici e sistemi di autoproduzione energetica;
- macchinari più efficienti;
- software per monitoraggio di consumi e processi;
- sensoristica e IoT;
- interventi di efficientamento energetico;
- riduzione rifiuti e sprechi;
- economia circolare;
- certificazioni ambientali o energetiche;
- formazione del personale;
- welfare e sicurezza;
- cybersecurity e governance digitale;
- sistemi ERP, CRM e controllo di gestione;
- piani di sostenibilità e assessment ESG.
Tra gli strumenti da valutare, a seconda del progetto, possono rientrare il Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento, la Nuova Sabatini Green, i voucher camerali per la doppia transizione, i bandi regionali per efficienza energetica e sostenibilità, gli incentivi per innovazione e digitalizzazione e le misure dedicate a investimenti green.
Il punto, però, è non partire dalla misura. Bisogna partire dal progetto.
Una domanda ESG efficace nasce da una mappatura chiara:
- cosa vuole fare l’impresa;
- quali benefici produce l’investimento;
- quali dati possono misurarlo;
- quali spese sono ammissibili;
- quale incentivo è più coerente;
- quali documenti servono;
- quali vincoli di cumulo o de minimis devono essere verificati.
Come si fa un’analisi ESG in azienda
Un’analisi ESG serve a capire il punto di partenza dell’impresa e a individuare le priorità di intervento.
Non deve necessariamente partire da un report complesso. Per molte PMI, il primo passo è una valutazione pragmatica e proporzionata.
Un percorso efficace può seguire cinque fasi.
1. Mappare l’impresa
La prima fase consiste nel raccogliere informazioni su attività, settore, dimensione, sedi operative, processi, consumi, fornitori, clienti, organizzazione interna e investimenti previsti.
L’obiettivo è capire quali aspetti ESG sono davvero rilevanti per quell’impresa, evitando modelli standard troppo generici.
2. Raccogliere i dati
La seconda fase riguarda i dati. Una PMI dovrebbe iniziare almeno da informazioni semplici ma utili:
- bollette energetiche;
- consumi di gas, energia e acqua;
- produzione e gestione dei rifiuti;
- dati su sicurezza e formazione;
- composizione del personale;
- procedure interne;
- certificazioni già presenti;
- investimenti programmati;
- fornitori strategici;
- strumenti digitali già utilizzati.
Senza dati, la sostenibilità resta una dichiarazione. Con i dati, può diventare una strategia.
3. Individuare rischi e opportunità
La terza fase serve a capire dove l’impresa è più esposta e dove può migliorare.
Ad esempio:
- consumo energetico troppo elevato;
- impianti obsoleti;
- forte dipendenza da pochi fornitori;
- assenza di procedure documentate;
- mancanza di indicatori ambientali;
- rischio di esclusione da filiere qualificate;
- difficoltà a rispondere a questionari bancari o di grandi clienti.
Ogni criticità può diventare un progetto: efficientamento, digitalizzazione, formazione, certificazione, governance, sicurezza o innovazione.
4. Definire un piano d’azione
La quarta fase è trasformare l’analisi in un piano concreto. Non basta dire che l’azienda vuole essere più sostenibile. Serve stabilire:
- priorità;
- tempi;
- budget;
- responsabili;
- indicatori;
- investimenti;
- incentivi da valutare.
Un buon piano ESG deve essere realistico, misurabile e compatibile con la capacità finanziaria dell’impresa.
5. Collegare il piano agli incentivi
L’ultima fase consiste nel verificare quali agevolazioni possono sostenere gli interventi previsti.
Ad esempio, un progetto di riduzione dei consumi potrebbe essere collegato a investimenti in macchinari efficienti o autoproduzione energetica. Un progetto di governance digitale potrebbe riguardare software, cybersecurity, ERP o sistemi di controllo. Un percorso di sostenibilità più ampio potrebbe richiedere consulenza, formazione e certificazioni.
Qui entra in gioco il metodo: non tutte le spese sono ammissibili, non tutte le imprese hanno gli stessi requisiti e non tutti gli incentivi sono cumulabili.
Come si calcola il rating ESG
Il rating ESG è una valutazione sintetica della performance ambientale, sociale e di governance di un’impresa.
Non esiste un solo metodo universale. Diverse società di rating e analisi utilizzano metodologie differenti, con punteggi, scale e indicatori propri. Alcune valutazioni sono usate nei mercati finanziari, altre dalle banche, altre ancora dalle filiere o da piattaforme di procurement.
In generale, un rating ESG può considerare elementi come:
- emissioni;
- consumi energetici;
- gestione dei rifiuti;
- sicurezza sul lavoro;
- formazione;
- politiche verso dipendenti e fornitori;
- governance;
- trasparenza;
- gestione dei rischi;
- certificazioni;
- qualità della rendicontazione.
Per una PMI, il tema non è inseguire subito un punteggio. Il primo obiettivo è costruire un set informativo coerente, aggiornato e verificabile. Solo così l’impresa può rispondere a banche, clienti e stakeholder con dati credibili.
Gli errori comuni da evitare
Molte imprese si avvicinano agli ESG solo quando ricevono un questionario da una banca o da un grande cliente. È un errore, perché in quel momento il tempo per costruire un percorso solido è già limitato.
Gli errori più frequenti sono:
- considerare gli ESG solo come comunicazione o reputazione;
- pensare che riguardino solo le grandi imprese;
- cercare un incentivo prima di aver definito il progetto;
- non raccogliere dati su energia, processi, rifiuti, sicurezza e governance;
- compilare questionari ESG in modo episodico, senza un archivio dati interno;
- confondere sostenibilità con un singolo investimento green;
- non verificare la compatibilità tra incentivo, spese e requisiti aziendali;
- ignorare il ruolo delle banche nella richiesta di dati ESG;
- non coinvolgere amministrazione, produzione, HR, finance e direzione;
- non trasformare l’analisi ESG in un piano di investimento finanziabile.
ESG per PMI: da dove partire
Per una PMI, il percorso ESG non deve iniziare da un report complesso. Deve iniziare da una domanda più semplice: quali aspetti della sostenibilità incidono davvero sulla mia impresa?
Una roadmap concreta può partire da cinque passaggi:
- analisi dei consumi e dei processi;
- raccolta dei dati ESG già disponibili;
- individuazione dei rischi principali;
- definizione degli investimenti prioritari;
- verifica degli incentivi attivabili.
Questo approccio permette di trasformare gli ESG da obbligo percepito a leva di crescita.
Ad esempio, un’impresa manifatturiera può partire da macchinari, consumi energetici, scarti e sicurezza. Un’azienda di servizi può partire da governance, digitalizzazione, formazione, cybersecurity e welfare. Un’impresa inserita in una filiera può partire dai dati richiesti dai clienti e costruire un sistema di risposta più strutturato.
Come rendere gli ESG una vera leva per accedere agli incentivi?
Gli ESG possono diventare una leva concreta per ottenere credito, accedere a incentivi e rafforzare la competitività dell’impresa. Ma solo se vengono collegati a un progetto reale, misurabile e finanziabile. Finera supporta le imprese nell’analisi del potenziale agevolativo, nella verifica dei requisiti e nella costruzione di percorsi ESG coerenti con gli investimenti aziendali.
L’obiettivo non è produrre documentazione fine a sé stessa. L’obiettivo è capire:
- quali interventi ESG sono davvero prioritari;
- quali investimenti possono essere finanziati;
- quali incentivi sono attivabili;
- quali dati servono per banche e filiere;
- quali errori evitare nella fase di domanda;
- come costruire un progetto sostenibile, misurabile e coerente.
FAQ ESG: domande frequenti
ESG significa Environmental, Social and Governance. Indica i criteri ambientali, sociali e di governance usati per valutare sostenibilità, rischi e qualità gestionale di un’impresa.
Non tutte le PMI sono direttamente obbligate alla rendicontazione di sostenibilità secondo la CSRD. Tuttavia, molte possono ricevere richieste ESG da banche, grandi clienti, fornitori, filiere e investitori.
Il VSME è uno standard volontario pensato per aiutare le PMI non quotate a comunicare informazioni di sostenibilità in modo proporzionato, semplificato e più coerente con le richieste di banche e grandi imprese.
Sì. Le banche stanno integrando i rischi ESG nei propri modelli di valutazione e gestione del rischio. Per questo possono richiedere alle imprese dati su energia, ambiente, governance, sicurezza e piani di investimento sostenibile.
Possono essere finanziabili, a seconda della misura, investimenti in efficienza energetica, autoproduzione da rinnovabili, macchinari efficienti, digitalizzazione, software, cybersecurity, economia circolare, formazione, welfare, certificazioni e governance.
No. Non esiste un unico bando ESG valido per tutte le imprese. Esistono diverse misure nazionali, regionali e camerali che possono finanziare progetti collegati alla sostenibilità. Per scegliere quella giusta bisogna partire dal progetto.
Il primo passo è raccogliere dati, individuare rischi e opportunità, definire investimenti prioritari e verificare quali incentivi possono finanziare il percorso.
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Fonti e riferimenti
- Corporate sustainability reporting Commissione Europea · fonte consultata il 17 Luglio 2026
- SMEs and Sustainability Reporting EFRAG · fonte consultata il 17 Luglio 2026
- Banca d'Italia - Tavolo per la finanza sostenibile: nuovi strumenti per semplificare la rendicontazione ESG delle PMI Banca d'Italia · fonte consultata il 17 Luglio 2026
- Guidelines on the management of ESG risks | European Banking Authority European Banking Authority · fonte consultata il 17 Luglio 2026
- Nuovo Piano Transizione 5.0 - Iperammortamento mimit.gov.it · fonte consultata il 17 Luglio 2026




