Credit Crunch: cos’è e perché rallenta l’accesso al credito delle PMI

Secondo l’ultimo Barometro Crif, il taglio del prestito medio erogato alle imprese italiane è stato di 80mila euro solo nel 2020, a inizio pandemia. Questo dato allarmante dimostra quanto l’Italia sia uno dei Paesi più colpiti dal Credit Crunch, ovvero da una stretta del credito da parte delle banche nei confronti delle imprese, aggravata dall’emergenza Covid-19.

Conoscere le cause e, in particolar modo, le conseguenze del Credit Crunch ti aiuterà ad affrontare la tua richiesta di finanziamento con maggiore consapevolezza delle possibilità di ottenerlo. Per tutti i dettagli su cos’è il Credit Crunch, quali sono le sue conseguenze e come ottenere un prestito per la tua PMI nonostante la stretta creditizia, continua a leggere questo articolo.

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

Cos’è il Credit Crunch?

Anche se ricorda il nome di uno snack, “Credit Crunch” significa tutt’altro. Il termine inglese può essere tradotto con “stretta creditizia” e indica la diminuzione dell’offerta di credito da parte delle banche verso le imprese. Comprendere il significato del Credit Crunch è piuttosto semplice, ma i meccanismi con i quali esso si manifesta sono molto complessi.

Con la stretta creditizia, le banche non chiudono le porte le imprese che si presentano a richiedere un prestito: il Credit Crunch si manifesta piuttosto con un aumento dei tassi d’interesse, con un irrigidimento dei criteri di valutazione del merito creditizio, e con un inasprimento delle condizioni applicate al rilascio del prestito (per esempio, vengono richieste maggiori garanzie). Si tratta quindi di una forma di chiusura indiretta, che rende più difficile per una piccola e media impresa ottenere credito per costituirsi, espandersi, o affrontare le difficoltà.

Il Credit Crunch in Italia: le cause

Il Credit Crunch può avere cause diverse e non è mai conseguenza di un singolo fattore. I motivi che concorrono alla determinazione del Credit Crunch possono derivare dall’andamento (spontaneo) dell’economia, oppure essere in qualche modo pilotati dalle autorità finanziarie. Analizziamo le cause del Credit Crunch per capire cosa può averlo determinato in questo periodo e nel nostro Paese.

1. Andamento dell’economia

È sotto gli occhi di tutti che stiamo attraversando un momento di difficoltà economica. L’Italia non è l’unico Paese ad affrontare tali sfide: la causa principale della crisi è la pandemia che ha colpito Stati e continenti a livello globale e che ha determinato chiusure e restrizioni tali da alterare il tessuto economico dei territori. Ma in che modo una crisi economica può avere effetti, o addirittura determinare, un periodo di Credit Crunch?

2. Crisi economica

In un momento di crisi economica le banche si preoccupano della solvibilità di coloro che richiedono prestiti e ottengono credito. In altre parole, viste le condizioni di difficoltà economiche, le banche temono che chi richiede un prestito poi non sia in grado di ripagarlo.

Di conseguenza diventano molto più attente quando si tratta di elargire un prestito: esigono condizioni più rigide, maggiori garanzie e interessi più alti. La crisi del 2008 aveva determinato un Credit Crunch di questo tipo che aveva portato le banche a irrigidire i propri standard di prestito.

3. Volontà esplicita delle Banche Centrali

Il Credit Crunch può essere anche conseguenza della volontà esplicita delle Banche Centrali, che inducono le banche a elargire meno prestiti. Questa “induzione” si manifesta comunque con un aumento dei tassi di interesse o della riserva obbligatoria (la percentuale dei depositi deve essere mantenuta presso la Banca Centrale e che non è quindi disponibile per i depositi).

4. Precedente uso improprio

La stretta creditizia può essere anche determinata da un periodo prolungato di prestiti impropri, che ha causato una perdita da parte degli istituti di credito. Solitamente questo tipo di circostanza è determinata da informazioni inadeguate in merito alle condizioni finanziarie dei clienti e, in particolare, in una sovrastima degli stessi.

Questo fattore determina prestiti elargiti con troppa facilità e troppo spesso insoluti che – a loro volta – determinano perdite per le banche, costrette a “tirare i remi in barca” e inasprire le condizioni alle quali erogano i prestiti.

5. Controlli imposti dal Governo

In alcuni casi, sono i controlli imposti dal Governo Centrale a determinare un Credit Crunch. L’inasprimento delle condizioni alle quali vengono erogati i prestiti è dovuto a un irrigidimento dei controlli, ma la conseguenza è la stessa: meno prestiti vengono elargiti e vi è una stretta creditizia.

Le conseguenze del Credit Crunch

Le conseguenze di un Credit Crunch possono essere di varia entità:

  1. aumento della disoccupazione
  2. aumento dei costi di finanziamento
  3. rallentamento della ripresa economica
  4. periodi di depressione
  5. periodi di recessione economica che, se prolungati, possono anche avere effetti sociali (come l’aumento dei disordini e della criminalità).

1. Aumento della disoccupazione

Quando sono troppo impegnate a ripagare i costi di un finanziamento, le imprese possono sfruttare i propri capitali in modo limitato. Da un punto di vista strettamente pratico, questo si traduce nel fatto che le imprese possono permettersi di pagare meno stipendi; fanno quindi a meno di nuove assunzioni, mentre cercano di risparmiare il più possibile per far fronte ai canoni – maggiorati di una percentuale di interesse molto elevata – del finanziamento che hanno sottoscritto.

2. Aumento dei costi di finanziamento

In un periodo di Credit Crunch, in cui ottenere un finanziamento è più difficile e in cui i tassi di interesse sono più alti, il numero dei clienti che possono permettersi un prestito diminuisce.

Per guadagnare maggiori ricavi dal numero esiguo di clienti, le banche tendono ad aumentare ancora di più i tassi di interesse. I costi di finanziamento in questo modo crescono in maniera esponenziale, ottenere un prestito diventa ancora più difficile, il numero dei clienti diminuisce ancora di più, causando questa sorta di circolo vizioso la cui conseguenza è un aumento continuo dei tassi di interesse.

3. Rallentamento della ripresa economica

La conseguenza più immediata e più comune del Credit Crunch è un rallentamento della ripresa economica. Teniamo presente che la stretta creditizia può essersi verificata proprio a conseguenza di una crisi economica: in un momento in cui l’economia dovrebbe riprendersi e gli investimenti essere promossi, si verifica l’esatto contrario. Investire, fare progetti, fare impresa, diventa quindi sempre più difficile ostacolando la ripresa economica invece che promuoverla.

4. Rallentamento dello sviluppo economico

Senza la possibilità di ottenere prestiti, le imprese hanno difficoltà a svilupparsi o costituirsi. La conseguenza è che si fa meno impresa: nascono meno aziende, quelle affermate restano obsolete, non si investe nella ricerca e nello sviluppo e, ancora una volta, aumenta la disoccupazione.

5. Depressione economia

Quando i costi di finanziamento aumentano, si riduce la capacità economica di persone e imprese. Gli imprenditori si ritrovano a ripagare il prestito, e in particolare i costi del finanziamento (ovvero, gli interessi), consumando capitale dell’impresa anziché utilizzarlo per investimenti, fare assunzioni, far girare l’economia.

6. Recessione

Mentre le aziende riducono gli investimenti e la forza lavoro, la produttività del Paese diminuisce e la disoccupazione aumenta: questi sono entrambi fattori che identificano un periodo di recessione economica.

Il Credit Crunch nel 2022

Siamo tutti consapevoli della crisi economica che l’Italia, e tutti i Paesi del mondo, stanno affrontando a causa della pandemia e delle ristrettezze economiche e sociali che ha determinato, per cui ci aspettiamo che il Credit Crunch sia causato da essa. Questa affermazione è verissima, ma anche riduttiva: il Credit Crunch che si sta verificando in questo inizio 2022, ha radici che risalgono a fattori verificatisi precedentemente allo scoppio della pandemia.

2018: il prezzo dei bond e l’aumento dello spread

Nel 2018 si è verificata una diminuzione del prezzo dei bond. I bond sono strumenti governativi di debito. Il meccanismo è il seguente: si prestano soldi al Governo a un tasso di interesse concordato. I governi usano questi prestiti per investire in nuovi progetti, infrastrutture, e altre destinazioni; gli investitori (che hanno acquistato i bond, ovvero che hanno prestato denaro) ottengono un rendimento dato dal tasso di interesse concordato.

Nel 2018 si è verificato un calo del prezzo del bond: per gli investitori, il rendimento è aumentato (investivano di meno e ottenevano di più a causa dell’aumento dei tassi di interesse). Se da una parte i bond erano un investimento più redditizio, per le banche questo determinava una perdita di valore dei titoli di Stato e perdite finanziarie.

La diminuzione del costo dei bond e del valore dei titoli di Stato aumenta anche lo spread. Lo spread (termine inglese che significa “scarto”) indica una differenza di prezzo. In ambito economico italiano, in particolare, lo spread indica la differenza di prezzo dei titoli di Stato italiani e tedeschi. Ecco perché, la diminuzione del valore dei titoli di Stato italiani determina un aumento dello spread.

Per limitare le perdite, banche e istituti di credito hanno iniziato a realizzare delle operazioni di rafforzamento patrimoniale, tra cui l’inasprimento delle condizioni di prestito per famiglie e imprese, ergo, hanno reagito con un Credit Crunch. Queste sono le condizioni con cui gli istituti di credito si sono presentati alle porte del 2020, quando l’Itali, e il resto del mondo, si sono ritrovati a dover affrontare una pandemia.

2020: emergenza sanitaria e crisi economica

Se la pandemia inizialmente aveva messo in difficoltà “solo” il sistema sanitario, è bastato meno di un mese per cui si verificassero conseguenza catastrofiche a livello economico: le imprese hanno dovuto chiudere i battenti, non hanno incassato per mesi e comunque dovuto far fronte alle spese relative ad affitti, prestiti, e altri oneri.

Una condizione del genere ha determinato, da una parte, una crisi di liquidità delle imprese che hanno aumentato le richieste di presto, mentre dall’altra, le banche, ben consapevoli del disagio economico, erano sempre più diffidenti della capacità di solvibilità dei clienti. I due fattori hanno inasprito un Credit Crunch già esistente con tutte le conseguenze che esso comporta.

2021/2022: Credit Crunch in Italia

Dalla fine del 2021, il peso del Credit Crunch in Italia è andato aumentando. Il primo fattore tangibile è costituito dal cambiamento delle soglie di accesso al credito e definizione di default, o insolvenza: oggi, per essere definito insolvente, basta uno sconfinamento in una singola linea di credito per più di 90 giorni, per una cifra superiore a 100 euro e superiore all’1% del totale dell’esposizione della banca. È quindi molto più facile per un imprenditore avere il proprio credito segnalato come NPL, ossia insoluto.

Come richiedere un prestito nonostante il Credit Crunch

Arrivato fino a qui, hai capito che ancora oggi molte imprese, imprenditori o aspiranti tali, si vedranno negato l’accesso al credito e la possibilità di ottenere prestiti, con la conseguente impossibilità di sviluppare o costituire la propria impresa, a causa del Credit Crunch. Come fare, allora, per ottenere un prestito per la propria impresa? Affidarsi al giusto consulente, esperto in consulenza in finanza aziendale e finanza aziendale, può essere una soluzione per accedere al credito in minor tempo e più velocemente.

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