Dal 31 marzo 2026 aprono le domande per il credito d’imposta ZES Unica: 2,3 miliardi di euro a disposizione delle imprese del Mezzogiorno per investimenti in beni strumentali. Ma, data l’esperienza del 2025, le risorse potrebbero non bastare per tutti, e il credito effettivamente ottenuto potrebbe essere inferiore a quello richiesto. Chi non pianifica per tempo rischia di perdere una parte significativa dell’agevolazione.
Il 31 marzo 2026 segna una data chiave per le imprese del Mezzogiorno: riaprono le domande per il credito d’imposta ZES Unica, con una dotazione complessiva di 2,3 miliardi di euro destinati a sostenere nuovi investimenti in beni strumentali. Un’opportunità concreta, sulla carta, per finanziare la crescita aziendale.
Ma c’è un elemento che molti stanno sottovalutando: l’importo teorico del credito potrebbe non coincidere necessariamente con quello che verrà realmente riconosciuto.
L’esperienza del 2025 lo ha già dimostrato. A fronte di una forte domanda, le risorse disponibili non sono state sufficienti a coprire tutte le richieste, portando a una riduzione proporzionale del beneficio per le imprese. Ecco perché, anche in un contesto con miliardi stanziati, il vero rischio non è restare fuori… ma ottenere molto meno di quanto previsto. In questo scenario, la differenza non la fa solo l’investimento, ma la pianificazione strategica con cui si arriva alla domanda.
Vuoi avere maggio informazioni? Allora, continua a leggere l’articolo.

Zes Unica Sud 2026: domande dal 31 marzo. Come accedere?
- Cos’è il credito d’imposta ZES Unica e quali imprese possono beneficiarne
- Regioni ammesse, aliquote e investimenti agevolabili
- Le scadenze 2026 da non perdere: tutto parte dal 31 marzo
- Perché il bonus pieno potrebbe non essere possibile: il meccanismo di riparto
- Cosa serve per presentare la domanda: documentazione e certificazione
- FAQ sul credito d’imposta ZES Unica 2026
Cos’è il credito d’imposta ZES Unica e quali imprese possono beneficiarne
La ZES Unica (Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno) è l’agevolazione fiscale istituita con il D.L. 124/2023 (il cosiddetto “Decreto Sud”) che ha unificato le precedenti otto Zone Economiche Speciali in un’unica misura a copertura nazionale. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ne ha prorogato l’operatività per il triennio 2026–2028, con uno stanziamento complessivo di oltre 4 miliardi di euro: 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028.
Possono accedere all’incentivo tutte le imprese, indipendentemente dalla dimensione e dalla forma giuridica, già operative o in fase di insediamento nelle aree ZES. Sono escluse le imprese in liquidazione, quelle in difficoltà ai sensi del Regolamento UE 651/2014 e quelle attive nella produzione primaria agricola, nella pesca e nell’acquacoltura.
Un requisito imprescindibile: i beni agevolati devono restare nella struttura produttiva per almeno 5 anni (3 anni per le PMI) dal completamento dell’investimento. Il mancato rispetto del vincolo comporta la decadenza totale dal beneficio.
Regioni ammesse, aliquote e investimenti agevolabili
Il perimetro geografico della ZES Unica comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria. Le aliquote variano in base alla regione e alla dimensione aziendale:
- Calabria, Campania, Puglia, Sicilia: 40% grandi imprese / 50% medie / 60% piccole
- Basilicata, Molise, Sardegna: 30% / 40% / 50%
- Abruzzo e ZES Sisma: 15% / 25% / 35%
- Taranto e Sulcis (aree Just Transition Fund): aliquote maggiorate fino al 70% per le piccole imprese
Sono ammissibili gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, nonché in terreni e immobili strumentali, nel limite del 50% del valore complessivo dell’investimento. Il progetto deve avere un valore minimo di 200.000 euro e un tetto massimo di 100 milioni di euro. Non sono agevolabili i beni che non entrano in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo all’acquisizione.
Le scadenze 2026 da non perdere: tutto parte dal 31 marzo
Il meccanismo di accesso si articola in due finestre temporali obbligatorie, entrambe a pena di decadenza dall’agevolazione:
- Dal 31 marzo al 30 maggio 2026 — comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate con l’indicazione delle spese sostenute dal 1° gennaio 2026 e di quelle previste fino al 31 dicembre 2026. L’invio avviene esclusivamente in via telematica, utilizzando il modello approvato con il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 3882 del 30 gennaio 2026.
- Dal 3 al 17 gennaio 2027 — comunicazione integrativa con l’attestazione degli investimenti effettivamente realizzati. L’importo indicato in questa fase non può essere superiore a quello dichiarato nella comunicazione preliminare.
Attenzione alle tolleranze: una comunicazione inviata tra il 26 e il 30 maggio 2026 e scartata dal sistema si considera tempestiva solo se ritrasmessa entro il 4 giugno 2026.
Il credito d’imposta riconosciuto viene comunicato entro dieci giorni dalla scadenza della comunicazione integrativa, tramite provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. La compensazione avviene tramite modello F24 a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento.
Perché il bonus pieno potrebbe non essere possibile: il meccanismo di riparto
Qui sta il punto critico che ogni imprenditore deve conoscere prima di pianificare i propri investimenti.
Il credito indicato in domanda potrebbe non essere il credito che si ottiene. Se la somma delle richieste supera la dotazione disponibile — come già accaduto nel 2025, quando l’Agenzia delle Entrate ha applicato un coefficiente di riparto pari al 60,3811% — l’importo spettante viene ridotto proporzionalmente per tutti.
In pratica: un’impresa che ha richiesto 100.000 euro di credito nel 2025 ne ha effettivamente ottenuti poco più di 60.000. Non è detto che il 2026 vada diversamente: il budget di 2,3 miliardi è significativo, ma il numero di imprese nelle 10 regioni ZES è altrettanto elevato.
L’unica leva nelle mani dell’imprenditore è presentare la comunicazione il prima possibile — il 31 marzo, non il 30 maggio — e strutturare correttamente il progetto di investimento per massimizzare l’agevolazione effettiva.
Cosa serve per presentare la domanda: documentazione e certificazione
Per sbloccare l’utilizzo del credito in compensazione non basta la fattura elettronica. L’effettivo sostenimento delle spese deve essere certificato da un revisore legale dei conti o da una società di revisione iscritta nel registro, pena il mancato riconoscimento del beneficio.
In fase di comunicazione preventiva, è necessario indicare se si tratta di investimenti in zone ZES ordinaria o ZES Sisma.
Come per molte altre agevolazioni, il fai da te potrebbe condurre a errori che potrebbero precludere l’accesso al credito. Per accedere al correttamente al credito d’imposta Zes Unica 2026, è sempre consigliato affidarsi a esperti in finanza agevolata, come Finera. Vuoi sapere come possiamo aiutarti a ottenere questo e altri incentivi? Contattaci per una prima consulenza gratuita.
FAQ sul credito d’imposta ZES Unica 2026
Sì. Entrambe le regioni sono entrate nel perimetro ZES di recente e applicano le aliquote più basse: 15% per le grandi, 25% per le medie e 35% per le piccole imprese.
Il cumulo è soggetto alle regole degli aiuti di Stato: occorre verificare caso per caso che non venga superata l’intensità massima prevista dalla Carta degli Aiuti di Stato a finalità regionale 2022–2027.
La mancata trasmissione comporta la decadenza totale dall’agevolazione, senza possibilità di recupero.
Sì. La comunicazione può includere spese già sostenute a partire dal 1° gennaio 2026.
Fonti:
- Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 439 ss.); D.L. 124/2023 (Decreto Sud), art. 16;
- Provvedimento Agenzia delle Entrate n. 3882 del 30 gennaio 2026;
- Struttura di Missione ZES – strutturazes.gov.it;
- Agenzia delle Entrate – agenziaentrate.gov.it.
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