Il credito d’imposta ZES vale molto meno di quanto molte imprese avessero previsto: l’incentivo effettivo si ferma infatti a circa il 60% di quello richiesto. Un taglio che rappresenta un rischio concreto per chi ha pianificato investimenti contando su percentuali piene. In netto contrasto, gli incentivi ZLS restano invece al 100%, senza riduzioni. È quanto emerge dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025, analizzati anche da Il Sole 24 Ore. Vuoi capire cosa sta succedendo per evitare errori strategici nel 2026? Allora, continua a leggere questo articolo.

Credito d’imposta ZES ridotto e incentivi ZLS stabili per il 2026
Credito ZES ridotto al 60%: cosa sta accadendo davvero
Il credito ZES ridotto non è una sorpresa improvvisa, ma l’effetto di un meccanismo previsto dalla normativa. Nel 2025 le Zone Economiche Speciali (ZES) hanno registrato un volume di richieste molto superiore alle risorse disponibili. Di fronte a questa pressione, l’Agenzia delle Entrate ha applicato un coefficiente di riparto, riducendo il credito d’imposta effettivamente fruibile al 60,3811% dell’importo richiesto.
Tradotto in termini concreti, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore (Roberto Lenzi, 14 dicembre 2025), una piccola impresa che aveva richiesto un credito teorico del 60% ottiene circa il 36,2%, una media impresa passa dal 50% al 30,1% e una grande impresa scende dal 40% al 24,15%. Percentuali che risultano inferiori anche al vecchio credito d’imposta per il Mezzogiorno ante ZES, riducendo in modo sensibile l’impatto dell’incentivo sugli investimenti programmati.
Il rischio nascosto del credito ZES per le imprese
Il vero problema del credito ZES ridotto al 60% non è solo la percentuale più bassa, ma l’incertezza ex post. Molte imprese hanno impostato i piani industriali sulla base di percentuali teoriche, scoprendo solo successivamente il taglio effettivo del beneficio.
Questo genera nel 2026 tre rischi principali: uno squilibrio finanziario, perché una parte dell’investimento deve essere coperta con risorse proprie o maggiore indebitamento; una riduzione dell’effetto leva, che incide direttamente su ROI e tempi di rientro; una pianificazione meno affidabile, soprattutto per PMI manifatturiere e imprese ad alta intensità di capitale.
La normativa prevede che la dotazione del credito ZES non sia rigida e possa essere incrementata nel tempo, anche tramite fondi europei 2021–2027 o il concorso delle Regioni. Tuttavia si tratta di possibilità future, non di certezze immediate. Entro il 15 gennaio 2026, MIMIT e Regioni dovranno comunicare l’eventuale disponibilità di risorse aggiuntive, ma nel frattempo il rischio resta in capo alle imprese.
Incentivi ZLS: l’alternativa stabile nel 2026
In netto contrasto con lo scenario ZES, gli incentivi ZLS mostrano una dinamica opposta. La minore pressione sulle risorse disponibili ha consentito il riconoscimento integrale del credito d’imposta, pari al 100% dell’importo richiesto, senza applicazione di coefficienti di riduzione.
Questo vale anche per le aree ammesse di Umbria e Marche. Le percentuali restano quindi quelle previste in origine: 35% per le piccole imprese, 25% per le medie imprese e 15% per le grandi imprese.
Per le imprese che operano o possono investire in area ZLS, il vantaggio è evidente: certezza dell’incentivo e assenza di sorprese a consuntivo. Un elemento che, nel 2026, rende le ZLS uno strumento molto più prevedibile rispetto al credito ZES.
Credito ZES ridotto e incentivi ZLS: come orientare la strategia nel 2026
Il confronto tra credito ZES ridotto e incentivi ZLS evidenzia che, nella finanza agevolata, non conta solo l’aliquota sulla carta, ma il beneficio reale che l’impresa riesce effettivamente a utilizzare.
Nel 2026 le imprese dovrebbero rivedere la localizzazione degli investimenti alla luce delle percentuali effettive, simulare scenari prudenziali sul credito ZES assumendo riduzioni anche significative, valutare le ZLS come alternativa strategica dove compatibile con il piano industriale e integrare il credito d’imposta con altre misure cumulabili come Nuova Sabatini e contributi regionali o camerali.
Il credito ZES ridotto al 60% rappresenta un rischio concreto per le imprese che pianificano investimenti nel Mezzogiorno nel 2026. Al contrario, gli incentivi ZLS emergono come un’opzione più stabile e prevedibile. La differenza, oggi, non è tra chi accede o meno a un incentivo, ma tra chi pianifica il beneficio reale e chi si affida a percentuali teoriche. In un contesto così competitivo, la finanza agevolata diventa una leva strategica solo se gestita con metodo e visione. Per questo motivo è sempre bene affidarsi a esperti, come il team Finera. Vuoi sapere come i nostri professionisti possono aiutarti ad accedere agli incentivi? Allora, chiedi un consulenza gratuita senza vincoli.
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